Italia: Da Corot a Monet
La sinfonia della natura. Finalmente una mostra che tiene conto della grandezza di un pittore, Corot, troppo spesso poco considerato e addirittura ignorato da alcuni libri di testo. Non ci sarebbe stato Monet senza Corot. Egli è il fondatore della scuola di Barbizon (Fontainebleau), località vicino Parigi, dove un gruppo di pittori sceglie di lavorare, contrapponendo ai soggetti classici, i paesaggi della foresta o della campagna e facendo della natura la protagonista principale.
Prima ancora degli Impressionisti Jean-Baptiste-Camille Corot (1796-1875) riesce a fissare sulla tela le vibrazioni della luce sulle foglie degli alberi, che si stemperano in macchie di colore volteggianti nell'aria. Nel tentativo di avvicinarsi sempre più alla verità egli crea una visione romantica di forte pregnanza emotiva, inserendo magari una o più figure umane piccole nella grandiosità della natura (Fig. 1). La ragione dell'importanza accordata ai paesaggi in generale e ai soggetti rurali in alcuni casi corrisponde all'esodo di gran parte della popolazione verso le città in piena espansione industriale. Sono quindi gli artisti che colgono e rappresentano quel sentimento di nostalgia che ne deriva. Le correnti pittoriche che si succedono o coesistono negli anni che vanno da Corot a Monet sono diverse. Il Realismo di Gustave Courbet (1819-1877) è vincente e fondamentale per l'orientamento artistico del momento e poi futuro. La lezione del suo Manifesto e del suo impegno politico durante La Commune a Parigi nel 1871 appartengono ormai alla storia. Un semplice esempio del suo insegnamento del "vero" è fornito dal raffronto tra "Le spigolatrici" di Jean-François Millet (1814-1875) immagini eroiche e monumentali e la fatica del lavoro che si legge sui volti delle contadine nella suo opera "Le trebbiatrici". Nel quadro in questione (Fig.2) Courbet ritrae l'aspetto selvaggio della natura che circonda il suo paese natale nella Franca Contea, attardandosi sulla fedeltà alle pareti rocciose delle sue montagne, al verde cupo e alla trasparenza veritiera di quel piccolo specchio d'acqua. Frédéric Bazille (1841-1870), dopo aver compiuto degli studi di medicina all'Università di Montpellier, nel 1868, a distanza di un anno dalla famosa "Riunione di famiglia" del Musée d'Orsay", esegue un dipinto straordinario, presente in mostra "Veduta di villagio" (Fig. 3), proveniente dal Musée Fabre" della sua città. Qui vediamo una fanciulla seduta vicino ad un albero mentre guarda lo spettatore e sullo sfondo la cittadina francese vista dall'alto. Nel 1870 la guerra tra Francia e Prussia disperde la maggior parte degli artisti. Bazille muore in battaglia, Renoir é mobilizzato. Gli "aristocratici" Degas e Manet restano a Parigi. Monet e Pissarro vanno a Londra, dove scoprono la bellezza dei paesaggisti inglesi, in primis, Turner. Sono attratti dal desiderio di rendere l'effimero e affascinati da quel tocco rapido e febbrile del celebre baronetto londinese. Camille Pissarro (1830-1903), nativo delle Antille, soggiorna presso la madre a Londra, ma, quando torna a Louveciennes, trova il suo atelier distrutto dai Tedeschi, che avevano utilizzato 1500 tele sue come tappeti per camminarci sopra. Si stabilisce in seguito a Pontoise, dove lavora con Cézanne. Ivi elabora una visione armoniosa tra la pennellata leggera, i colori raffinati ed una equilibrata costruzione spaziale, che gli deriva dall'illustre pittore provenzale (Fig. 4). Di Alfred Sisley (1839-1899) si possono ammirare due quadri importanti, che si riferiscono a periodi diversi. Quello del 1872 ritrae un paesaggio sorpreso dall'inondazione del fiume a Marly (Fig. 5). E' una scena malinconica e calma di un villaggio trasformato dall'evento, il cui cielo grigio e nuvoloso si riflette sullo specchio d'acqua. La casa è inondata da una nuova luce di effetto molto suggestivo. L'ispirazione fa pensare ad alcune placide opere di Corot. L'altro quadro (Fig. 6) è più tardo, si riferisce agli anni '80 in pieno clima impressionista e riguarda sempre una veduta fluviale, un genere nel quale, oltre al paesaggio innevato di Louveciennes, Sisley era un maestro. Gli splendidi azzurri del cielo e dell'acqua sono fonte di meraviglia e sono anche una chiara manifestazione della tecnica coloristica del wet on wet (bagnato su bagnato). Il tratto degli alberi dalla pennellata un po' nervosa è di derivazione pissarriana. Cos'altro aggiungere infine che non sia stato già detto sull'incanto delle ninfee di Claude Monet (1840-1926)? L'opera presente in mostra (Fig. 7) è di notevole pregio per l'effetto dei colori magici scelti e utilizzati dal grandioso Monet. Mai un fiore è stato più amato e studiato da un artista quanto l'umile ninfea. L'esposizione al Vittoriano di Roma sarà fruibile dal pubblico fino al 29 giugno. Essa comprende più di 150 opere tra dipinti, disegni e fotografie. Il titolo della mostra: "La sinfonia della natura" vuole mettere in evidenza l'accordo corale tra le arti del Bello. La musica al pari del teatro, del ballo e della danza intendevano esprimere alla fine dell'Ottocento quel sentimento di libertà dal passato e di connubio col presente che pervadeva ogni campo dell'arte. Perchè Whistler avrebbe chiamato: "Notturni" le sue vedute del Tamigi, se non le considerava melodie musicali? Un quadro come "Impression soleil levant" di Monet 1873 è una sinfonia della natura cosi' come lo è un brano di Débussy o un'opera di Corot. Da poco si è concluso il Tefaf di Maastricht 2010. Anche quest'anno il polso del mercato internazionale ha evidenziato quella ben triste operazione di speculazione economica intorno a quei pochi nomi della pittura già altisonanti. Bellissimi Monet e Courbet da milioni di dollari, ma non si puo' restare indifferenti alla richiesta di sole centinaia di migliaia di euro per dei gioielli di Corot come: "L'acquedotto romano nella valle" o quello di "Firenze dai giardini di Boboli". Elvira Brunetti
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