Storia del cane tra arte, letteratura e fedeltà (4° puntata) Stampa
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
ItaliaNews - Tempo Libero
Scritto da Achille Della Ragione   
Venerdì 09 Aprile 2010 18:55

Storia del cane tra arte, letteratura e fedeltà (4° puntata)

A partire dall’Ottocento il cane diventa sempre più compagno dell’uomo nella sua casa e di questa trasformazione è attento testimone il Goya, al quale non sfuggono i termini di questo cambiamento di status del nobile animale. Egli ritrae i coraggiosi esemplari che osano sfidare il toro nell’arena ed i docili cagnetti vestiti e profumati a passeggio con dame svampite.

Anche scrittori e poeti gareggiano nel cantare le lodi del cane da Dickens a Kipling, da Baudelaire ad Hugo, che raggiungeranno l’apice nelle emozionanti pagine di Jack London, dove vengono narrate epiche battaglie tra cani e lupi.
In Inghilterra le prime mostre canine sono l’occasione per padroni vanitosi di esaltare  le caratteristiche dei loro protetti, che vengono preparati con cura per l’esposizione. Ci sono esemplari per tutti i gusti e di tutte le dimensioni(fig. 1 – 2 – 3 - 4).
Anche Renoir, celebre per i suoi nudi sensuali, volle ritrarre il suo cane(fig. 5) al quale era affezionatissimo, mentre Courbet saprà unire le due iconografie nel suo malizioso dipinto(fig. 6) conservato a Parigi al museo d’Orsay, dove il contrasto tra la voluttà della fanciulla nature e la candida innocenza del barboncino bianco colpisce per la disinibita schiettezza del rapporto, che ripropone in chiave moderna un tema principe della storia dell’arte.
Specialisti come Reisfurt sapranno cogliere attraverso l’espressività degli occhi (fig. 7)il carattere del cane: allegro, pensieroso, malinconico.
Sul finir del secolo Nipper, un vivace cagnolino, ottenne un successo travolgente, che dura da oltre un secolo, con la sua immagine accanto ad un grammofono(fig. 8) dal quale fuoriesce la Voce del padrone, un marchio tra i più famosi.
Il Novecento sarà un secolo percorso da passioni e soprattutto da guerre e sconvolgimenti sociali ed il cane sarà un comprimario di rango in tutti questi avvenimenti: mascotte di reggimento, ma anche addestrato a fungere da kamikaze contro le truppe nemiche.  I potenti della Terra saranno sempre in compagnia dei loro fedeli compagni dal bull-dog di Churchill, immortalato in numerose caricature, a Blondie(fig. 9) il pastore tedesco amato da Hitler più di qualsiasi essere vivente, che condividerà con lui l’ultima notte da incubo nel bunker della Cancelleria di Berlino.
Il fumetto ed il cinema cominciano ad affiancarsi all’arte ed alla letteratura attraverso figure dal successo planetario come Pluto(fig. 10) o Snoopy, protagonista dei Peanuts,Lassie e Lilli, il gigantesco Beethoven e l’astuto Rin Tin Tin, una vera cascata di cuccioloni in grado di divertire i bambini e far rilassare gli adulti.
Le avanguardie artistiche non trascurano l’immagine del cane a partire da Balla, che imprime un prodigioso dinamismo ad un vivace bassotto dalla scoppiettante vitalità, amplificata dalla gonna svolazzante della padrona e dal roteare del guinzaglio(fig. 11), precorrendo una salutare contaminazione tra cinema e pittura.
Altri artisti come Dix esalteranno gli aspetti più ferini del cane, evidenziando in questo splendido pastore tedesco(fig. 12) i denti aguzzi, le orecchie attente e la lingua sporgente, in contrasto coll’aspetto mite del padrone, mentre la simpatica analogia tra gli eleganti cani da passeggio e queste truccatissime peripatetiche(fig. 13), passeggiatrici di professione, sarà messa in mostra dal van Dongen, un artista olandese trasferitosi a Parigi nel vitaiolo quartiere di Montmartre.
Sempre Dix, acuto dissacratore dei costumi dei contemporanei, ci ha lasciato una cruda immagine delle nefaste conseguenze della guerra: un tronco umano di un reduce cieco e privo degli arti(fig. 14), costretto ad elemosinare davanti ad una folla distratta ed a subire l’umiliazione da parte di un inconsapevole bassotto, che gli urina contro a simboleggiare il disprezzo generale. Un urlo disperato contro le follie dell’uomo, che trasforma questo relitto umano in uno splendido eroe contro tutte le guerre.
L’uomo moderno scopre la solitudine, un sentimento antico, divenuto paradossale nelle affollate metropoli del Novecento e si accorge di vivere in una dimensione sospesa, avulsa dalla realtà, come questo cane affettuoso(fig. 15), colto da Carrà in un momento di slancio e raffigurato sulla tela con un severo nitore geometrico, che richiama Giotto e Paolo Uccello e con il manto di un improbabile rosso intenso per contrastare il verde azzurro del gelido pavimento.
Achille della Ragione

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Aprile 2010 19:20